Petacciato. Un pezzo di storia di Petacciato fra qualche giorno sarà un ricordo. Una parte del centro storico non esiste già più, demolito a colpi di escavatore per evitare che la frana secolare che tormenta il paese lo sconquassasse ancor di più. L’abbattimento di tredici case, tutte disabitate, è iniziato martedì 13 settembre. Una dopo l’altra le abitazioni verranno demolite. Poi si lavorerà alla raccolta delle acque e quindi alla pavimentazione per fare di quell’affaccio sul mare una piazza con un Belvedere da fare invidia. A patto che regga, perchè non mancano gli scettici dopo che tutti gli interventi precedenti, anche quelli in periodi recenti, non hanno risolto un problema che Petacciato si trascina dalla notte dei tempi.
L’ultima volta era stato nel marzo 2015. La frana colpì di giorno, alle prime luci del mattino, provocando danni che prima non erano mai stati registrati. Fra questi le profonde crepe sul municipio di viale Pietravalle che da allora ha i giorni contati. Proprio nelle scorse settimane è stato completato il trasferimento della scuola elementare “Marconi” dall’edificio adiacente al Comune, alla nuova ala del plesso di via Tremiti, dove fino a giugno c’era solo la scuola secondaria di primo grado, le medie di una volta. Adesso che le scuole si sono ricongiunte, il Comune cambierà sede nell’arco di un paio di settimane e passerà appunto nella vecchia scuola costruita in epoca fascista.
Ma di danni la frana ne ha fatti molti altri. A cominciare dal Belvedere, affaccio sull’Adriatico e le Tremiti che mezzo Molise invidia a Petacciato ma che da marzo 2015 è zona ad alto rischio. La piazzetta è attraversata da una crepa lunga ed evidente e sul terreno, pochi metri più sotto, è evidente lo smottamento.

La staccionata e il percorso pedonale utilizzato per un paio d’anni come luogo del presepe vivente, sono stati distrutti da quell’evento e non sono in pochi, a Petacciato, a mettere sotto accusa i lavori realizzati dalla Protezione civile, nonostante i dubbi del Comune, per circa 2 milioni di euro. Lavori che con pilastri di cemento e tiranti di ferro mirava a tenere più stabile il costone ma che invece avrebbe avuto l’effetto contrarioponendo maggiore peso su quel pezzo di paese vecchio e provocando quindi un taglio ancora maggiore in quel 18 marzo di un anno e mezzo fa. Soldi buttati al vento, evidentemente.
Sta di fatto che dopo quell’evento è stato deciso che il tempo per quelle case, ormai disabitate o adibite a residenze estive, era finito. Ieri l’avvio dei lavori che stando alla ditta, la Molise Appalti srl, potrebbero essere conclusi entro Natale. «Previsti 300 mila euro per il solo abbattimento e 800mila euro in totale, più circa 850mila euro per gli espropri» fa sapere il responsabile dell’Ufficio Tecnico comunale, Giuseppe D’Ettorre. Come si interverrà? «Dopo le demolizioni con operazioni di raccolta acque e realizzazione di una pavimentazione». Altro cemento quindi, nella speranza che non faccia altri danni.
Perchè questo intervento, impossibile non definirlo epocale, trova la contrarietà di qualcuno. L’emblema del malcontento per le operazioni di demolizioni sta in una lettera scritta dall’architetto Domenico Staniscia (qui la versione integrale), ex assessore al Comune di Petacciato. «Si sta abbattendo una parte delle antiche mura dell’antichissimo castello di Petacciato» lancia l’allarme il professionista, che del paese conosce molto e in termini di costruzioni, frane e storia del paese ha molto da dire. «Visto che la famosa frana, nonostante l’impegno assiduo riproposto soprattutto negli ultimi anni, da sola proprio non ce la faceva ad abbattere le case del costone nord-est del centro storico di Petacciato, è arrivato finalmente in suo soccorso l’intervento degli uomini» scrive con evidente ironia.
Staniscia ricorda che «la zona doveva essere evacuata già 53 anni fa perché soggetta a rischio frana ma di fatto è stata sempre abitata anche se solo d’estate come succedeva sino ad un paio di anni fa. Dopo cinquantatrè anni di dura resistenza è venuta meno la pazienza degli uomini. Visto che la frana non è stata capace di farlo si è intervenuti d’imperio. E le casette sono state abbattute.

Alcuni però, i soliti gufi, rilevano che,magari, prima di ammazzare il paziente il buon medico prova prima a curarlo, combattendo la malattia ed eliminandone le cause».

In sostanza per Staniscia, così come per altri cittadini, la frana andrebbe frenata in modo totalmente diverso. «La frana è originata dalle falde in pressione presenti all’interno di strati fessurati di argilla. Di tali falde ne esistono varie a varia profondità. In estrema sintesi bisogna ricondurre le falde idriche in pressione a semplici falde freatiche, cioè libere. Nell’anno 2016 non pare impresa titanica». Anche il responsabile dell’Ufficio tecnico appare convinto che servano «interventi semplici ma efficaci, non altro cemento. «La frana si ripete quando l’acqua si accumula nel sottosuolo sullo strato di argilla. Visto che non riesce a uscire, il terreno scivola. Lo sanno tutti ed è un fenomeno così grande che lo fermi. L’unico modo per rallentarla è raccogliere l’acqua ed evitare che vada giù. E poi bisognerebbe riforestare un po’».
L’intervento epocale di questi giorni non sarà sicuramente l’ultimo. Il Comune attende l’arrivo di un cospicuo finanziamento dallo Stato, già previsto dal Patto per il Sud. «Sono stati stanziati 46 milioni – fa sapere l’assessore Alberto Di Vito -. E’ il finanziamento maggiore previsto in tutto il Molise». Ci si chiede come verranno usati. «Bisogna fare la regimentazione delle acque. Ma occorre fare una gara di progetto, abbiamo bisogno di professionisti altamente qualificati. Intanto i primi sei milioni dovrebbero arrivare presto».
Resta il fatto di un pezzo importante del paese, proprio di fronte il Palazzo Ducale e la chiesa di Santa Maria, che finisce in polvere. Quasi nell’indifferenza della popolazione. «Il comune di Petacciato compirà 100 anni a dicembre del 2023. E’ quindi un comune giovane, ripopolato a partire dai primi decenni del 1800 in varie fasi con abitanti provenienti da comuni confinanti ed oltre. Il comune in questo breve lasso di tempo non è mai divenuto comunità. Per sintetizzare – conclude Staniscia -: la storia degli abitanti non corrisponde a quella dell’abitato. Non fosse così non sarebbe stato possibile abbattere parti del centro storico senza alcun pubblico dibattito, senza alcuna discussione, nel totale disinteresse dei più».

[via Primonumero]