lapalombara_3La richiesta è infine arrivata. Il sostituto Procuratore della Repubblica di Campobasso Fabio Papa chiede che sedici persone tra contabili, soci del vecchio consiglio di amministrazione, imprenditori e politici siano rinviate a giudizio per la complessa indagine relativa ai conti dello Zuccherificio. Una indagine – nel corso della quale la Guardia di finanza ha acquisito centinaia di atti aziendali, fascicoli contabili e bilanci – che contempla due filoni di inchiesta. Il primo per aggiotaggio (false informazioni al mercato per condizionare il valore delle quote zucchero) e il secondo per truffa aggravata e ricettazione. In mezzo ci sono i reati di abuso d’ufficio e falso materiale e ideologico. Di questi ultimi sono accusati sia Michele Iorio che Gianfranco Vitagliano, ex presidente della Regione e assessore al Bilancio e alle Finanze.
Accusati di aggiotaggio invece Domenico Porfido, che all’epoca dei fatti (tra il 2008 e il 2010) era il presidente del Consiglio di Amministrazione dello Zuccherificio, i fratelliFranco e Luigi Tesi, che rappresentavano il socio privato, l’attuale sindaco di Petacciato Gabriele La PalombaraStefano Benatti, e Gino Vignone, tutti in qualità di consiglieri d’amministrazione. Con loro, per lo stesso reato, il pm chiede il processo per i revisori contabili: Umberto VaccarellaFranco D’Abbate e Paolo Verì.
Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e ricettazione sono invece contestate a Remo Perna, subentrato come socio privato alla famiglia Tesi, e ai suoi uomini di fiducia, messi a capo delle società che hanno percepito contributi pubblici che secondo gli inquirenti sarebbero serviti in realtà a pagare l’acquisto dello stabilimento saccarifero:Romano Deni (amministratore unico della G & B Investments Spa), Vittorio Testa (amministratore della Solba Srl e Moda 2 Srl), Antonio Mucciardi(amministratore unico della Faith Industry Srl) ed Elvio Carugno, il dirigente delle Attività Industriali della Regione Molise arrestato per truffa e peculato per un’altra inchiesta.
Per tutti, oltre al reato specifico, il Sostituto Procuratore Papa ha ipotizzato il concorso nel “medesimo disegno criminoso”.

Tocca adesso al giudice per le indagini preliminari decidere se accogliere la richiesta della Procura e fissare l’udienza preliminare per i sedici indagati raggiunti nelle ultime ore dal provvedimento giudiziario. Che non ha destato sorpresa, giacché era ampiamente prevedibile. L’inchiesta ha unificato due filoni d’indagine distinti e separati, confluiti solo in un secondo momento in un fascicolo unico nel quale il pm Papa ha ricostruito tre anni di operazioni finanziarie interne allo stabilimento che produce zucchero in contrada Perazzeto, tra Termoli e Guglionesi. La sua ricostruzione degli avvenimenti comincia con l’ipotesi di l’aggiotaggio: nel caso specifico, sostiene il pm, sarebbero state fornite false informazioni al mercato nel tentativo di condizionare in maniera illegittima il valore delle quote dello stabilimento in previsione della loro cessione al socio privato.
Il reato riguarda il vecchio consiglio di Amministrazione e l’ex collegio dei revisori dei conti, ai quali si sono aggiunti l’ex presidente della Regione Molise Michele Iorio e l’ex assessore alla Programmazione Gianfranco Vitagliano, che la Procura individua, in virtù della sua funzione di “intermediario” nelle trattative, come l’ispiratore della presunta operazione illegittima.

Quale? Aver condizionato il mercato fornendo una fotografia della situazione finanziaria interna, attraverso il bilancio del 2008, diffondendo «notizie false finalizzate a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari non quotati». In mezzo ci sono la cessione delle quote, la loro riconversione e la ricapitalizzazione dello Zuccherificio, dunque il suo valore effettivo sui mercati. Un’accusa, questa, dalla quale Domenico Porfido si era difeso in un incontro pubblico spiegando che atti e bilanci sono «perfettamente regolari». Nel mirino degli inquirenti c’è stata la tassa di ristrutturazione di 30 milioni di euro imposta agli stabilimenti, come quello termolese, che non avevano dismesso ma erano andati avanti nella produzione di zucchero, decidendo di pagare ma con possibilità di ammortizzare la tassa nei sette anni successivi.
Il secondo filone punta al “disegno criminoso”, come lo definisce il pm, dell’imprenditore isernino Remo Perna e dei suoi prestanome, piazzati ai vertici delle società collegate al G&B Investmentes con sede nel Lussemburgo. Le ipotesi di reato sono truffa e ricettazione. L’inchiesta ruota attorno al presunto ingiusto profitto che la famiglia Perna avrebbe ottenuto grazie ai finanziamenti pubblici e all’assegnazione del pacchetto azionario privato del 37,7 per cento con l’individuazione senza gara d’appalto da parte della Regione Molise, che all’epoca deteneva il 24, 5 per cento della proprietà.
Nell’aprile del 2012 il giudice Rinaldi di Campobasso, accogliendo la richiesta di Fabio Papa, aveva vietato a Perna, Romano Deni, Antonio Mucciardi e Vittorio Testa, cognato di Perna, l’esercizio delle attività professionali e imprenditoriali sul presupposto del pericolo di reiterazione della condotta criminosa.

[via Primonumero.it]